Conclusa la fase B. 1 di SOS4Life

È giunta a conclusione l’attività B1 di SOS4Life.

Dopo una prima fase che ha visto la pubblicazione dei dati relativi all’evoluzione storica delle dinamiche di consumo e di impermeabilizzazione del suolo nei tre comuni partner (B.1.1), il progetto è proseguito con le fasi B1.2 e B1.3, incentrate sulla stima della perdita dei molteplici Servizi Ecosistemici (SE) che vengono sottratti alla collettività nel momento in cui si consuma suolo.

La sub-azione B1.2, in particolare, è stata dedicata alla stima degli impatti economici e ambientali conseguenti al consumo di suolo realizzato negli ultimi decenni a Forlì, Carpi e San Lazzaro di Savena, in termini di perdita di Servizi Ecosistemici come: produzione agricola, regimazione idraulica superficiale, regolazione del microclima, supporto alla biodiversità, stoccaggio di carbonio organico, effetto tampone e filtro di contaminanti.

I risultati dello studio hanno evidenziato che nel comune di San Lazzaro per il consumo di suolo si sono persi 40 milioni di euro circa di valore agricolo medio e la capacità di produrre circa 9000 tonnellate di frumento l’anno. A livello comunale, i suoli hanno perso la capacità di stoccare circa 60,000 tonnellate di carbonio e di immagazzinare circa 680,000 metri cubi di acqua.
Nel comune di Forlì si sono persi 194 milioni di euro circa di valore agricolo medio e la capacità di produrre circa 370,000 tonnellate di frumento l’anno. Considerando il consumo di suolo del periodo 1997-2016 (pari a circa 570 ha), è andata persa la possibilità di stoccare circa 3,8 milioni di m3 di acqua e sono state perse 319,000 tonnellate di carbonio.
Infine, nel comune di Carpi si sono persi al 2016 circa 87 milioni di euro di valore agricolo medio e la capacità di produrre circa 191,000 tonnellate di frumento. Lo stock di C organico è diminuito di 226.5 Mg e la capacità di immagazzinamento idrico di 7.9 milioni di m3.

L’attività svolta con la subazione B1.2 ha permesso di passare alla subazione B1.3 per la definizione di:

  • una procedura di mappatura e caratterizzazione dei suoli liberi all’interno del perimetro urbano consolidato di Carpi
  • un metodo per la valutazione dei SE dei suoli urbani
  • linee guida per la loro gestione.

Partendo dall’assunto che i suoli urbani sono molto differenti da quelli agricoli o naturali perché le attività di urbanizzazione comportano un’impermeabilizzazione totale o parziale delle superfici, e data la grande variabilità dell’ambiente urbano, non esistono ancora dei riferimenti standardizzati per il rilevamento e la cartografia dei suoli urbani, eccetto alcune esperienze come la carta dei suoli della città di Berlino o dell’Isola di Staten.

Nell’ambito del progetto SOS4LIFE è stata messa a punto una metodologia di cartografia dei suoli urbani e dei loro servizi ecosistemici che prevede la definizione di unità di pedopaesaggio urbano preliminari, definite sulla base della tipologia dei suoli “naturali” al di sotto del tessuto urbano, delle tipologie urbanistiche e della copertura del suolo. Le unità certografiche preliminari sono successivamente integrate ed eventualmente modificate con le informazioni derivate dal rilevamento dei suoli non sigillati.

Considerando che la gran parte dei SE in area urbana viene fornita da aree a verde, la valutazione semi-quantitativa della funzionalità del suolo e dei relativi servizi si è concentrata su giardini e parchi, aree agricole intercluse o periurbane, verde sportivo e aiuole di superficie generalmente maggiore di 0.1 ha. Non sono stati considerati i giardini e le pertinenze private (vialetti, parcheggi, rampe di accesso ai garage, ecc.) avendone verificato l’elevato grado di impermeabilizzazione, che tuttavia non impedisce a questi suoli, per quanto alterati, di svolgere alcune delle loro funzioni. I SE considerati, quindi, risultano generalmente sottostimati per l’intera città.

Con il campionamento di 135 siti distribuiti in area urbana e 32 in area periurbana, e analisi chimico-fisiche realizzate per 117 di essi, lo studio ha rilevato che i suoli presenti in area urbana non sono molto diversi da quelli presenti nell’area periurbana, almeno per quanto riguarda tessitura, colori e il contenuto di calcare. È confermata inoltre la presenza di un buon contenuto di sostanza organica negli orizzonti superficiali (la copertura è quasi sempre un prato) e un elevato grado di compattezza, dovuto alle caratteristiche dei suoli (granulometrie con elevati contenuti di limo), le condizioni di umidità (suoli secchi) e all’uso (suoli frequentemente calpestati: il maggior grado di compattazione si è trovato ovviamente nei parchi giochi e nei cortili delle scuole).

Allo studio sono seguite quindi le «Linee guida per la valutazione dei servizi ecosistemici dei suoli in ambito urbano e azioni concrete per la loro gestione» che, per gestire i principali pericoli per il funzionamento del suolo in area urbana, individuano le seguenti priorità:

  • Incrementare il contenuto in sostanza organica poiché essa svolge un ruolo centrale nel mantenimento delle sue funzioni e nella prevenzione della degradazione. Inoltre, i suoli urbani possono immagazzinare carbonio organico contribuendo a ridurre le emissioni di CO2.
  • Prevenire e minimizzare la contaminazione del suolo da sostanze inquinanti che ne compromettono la salute.
  • Preservare e incrementare la biodiversità del suolo e dei suoi organismi che sono alla base della maggior parte dei servizi ecosistemici.
  • Prevenire e mitigare la compattazione poiché essa riduce l’aerazione del terreno, il drenaggio dell’acqua e l’infiltrazione, generando maggiori deflussi.

È possibile consultare tutti i deliverable dell’Azione B1.3 nella sezione Documenti del sito.